Amici della Terra: inceneritori premessa per un buon sistema di gestione dei rifiuti

3 Settembre 2015

Molti media l’hanno fatto passare come l’alternativa “ammazza-differenziata”, ma la dotazione infrastrutturale di inceneritori indicata dallo schema di decreto ministeriale, emanato dal Governo in attuazione dell’articolo 35 della legge “Sblocca Italia”, costituisce la premessa per il conseguimento stabile dell’obiettivo del 65% di raccolta differenziata e soprattutto dell’obiettivo del 50% di effettivo riciclaggio del rifiuto differenziato. Lo dimostrano i dati delle gestioni più avanzate in Italia (Lombardia, Emilia Romagna, Trento e Bolzano) e in Europa (Austria, Germania, Svezia, Olanda, Danimarca), scrive in un comunicato l’associazione Amici della Terra.

Chi si oppone alla realizzazione degli inceneritori nel quadro proposto dalla bozza del Governo in nome dei cosiddetti “rifiuti zero” si rende complice del processo di degenerazione del sistema di gestione dei rifiuti basato sull’uso abnorme delle discariche e sull’esportazione dei rifiuti, compresi i danni e i costi che ciò implica.

L’associazione ambientalista Amici della Terra considera lo schema di DM, attualmente all’esame della Conferenza Stato-Regioni, un primo passo positivo (anche se in grave ritardo) verso una buona gestione dei rifiuti urbani e ne auspicano la rapida approvazione. Infatti, la logica dell’emergenza, dei commissariamenti e dei rinvii praticata fino ad oggi, ha ridotto una gran parte dell’Italia ad uno stato di mortificante degrado, sia per ciò che riguarda il decoro degli spazi pubblici, sia per la crescita di discariche controllate e incontrollate. Soprattutto, la paura degli amministratori di affrontare il tabù dell’incenerimento ha consentito l’avvio e la crescita dello scandaloso fenomeno dell’esportazione dei rifiuti urbani all’estero da parte delle realtà italiane più arretrate, Capitale compresa.

La bozza del provvedimento presenta un quadro di sintesi del sistema di smaltimento dei rifiuti urbani che evidenzia i ritardi e le responsabilità delle Regioni nella dotazione degli impianti: al nord c’è ancora carenza di inceneritori in Veneto e in Piemonte e assenza totale di impianti in Liguria. Nel centro emerge una residua necessità per la Toscana e la totale assenza di impianti in Umbria e nelle Marche. Nel sud, c’è un elevato fabbisogno di impianti di incenerimento in Campania, in Puglia, in Abruzzo e, soprattutto, in Sicilia che fa ricorso totalmente alle discariche.

La gravità della situazione, in particolare nelle Regioni meridionali, richiede l’intervento del Governo che superi il processo di deresponsabilizzazione dei governi locali inadempienti. Infatti, la scelta di far diventare strategici gli inceneritori di rifiuti, quando la strategia europea considera questi un po’ un « male necessario » mettendo al primo posto la riduzione della produzione di rifiuti, al secondo la raccolta differenziata e solo al terzo gli impianti « waste to power », è la mossa per dribblare i veti degli enti locali e l’opposizioni del territorio, si fa passare l’opera come strategica e un suo stop andrebbe contro il « bene superiore » della collettività nazionale.

Meglio una discarica o un termovalorizzatore? Visto che l’Italia è ancora lontana (ad eccezione di alcune esperienze virtuose) a competere con buone pratiche europee di raccolta differenziata, e il ricorso alle discariche è ancora altissimo (oltre il 40% secondo Luciano Morselli professore di Chimica dell’Ambiente all’Università di Bologna), se realmente vogliamo realizzare un sistema di gestione sostenibile di rifiuti che comporti una drastica riduzione delle discariche non si può fare a meno. Ricordando che, non più tardi di luglio, la Corte Europea ha condannato l’Italia a 20 milioni di euro di multa per l’infrazione alle regole Ue del sistema di raccolta e gestione  dei rifiuti in Campania. Sono 15 anni che va avanti « l’emergenza » campana. Senza dimenticare che l’Italia ha già il primato negativo della multa più pesante mai inflitta dalla Corte Europea. Nel dicembre 2014 venne comminata un’ammenda forfettaria di oltre 40 milioni  per le discariche abusive.

Quand’anche fosse raggiunta l’agognata quota di 70-75% di raccolta differenziata del totale dei rifiuti urbani, va ricordato che non tutto può essere effettivamente recuperato. Un 20-35% viene comunque scartato. Usare di più i termovalorizzatori esistenti ? Lo Sblocca Italia appunto, prevede una maggiore facilità di movimento dei rifiuti e specifica anche che gli impianti potranno lavorare al massimo carico disponibile, azzerando il 30% di  margine di saturazione termica finora tenuto. Ma questo solo in una fase transitoria per permettere alle regioni meno dotate di inceneritori di adeguarsi.

C’è chi teme che questa diventi una norma scaricabarile e porti a una nuova « transumanza della monnezza ». Monica Tommasi, Presidente degli Amici della Terra, dichiara: “E’ necessario che il Governo renda trasparenti anche i flussi di esportazione di rifiuti urbani e i relativi costi per i cittadini, una vergogna di cui c’è poca consapevolezza nell’opinione pubblica e nelle comunità locali interessate, che facilita il comportamento irresponsabile di governi locali e regionali”.

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro