Chi fa business sul Climate Change

7 Settembre 2015

Se è ormai acclarato che tutti ci rimettiamo, c’è comunque qualcuno che guadagnerà dalle conseguenze del cambiamento climatico. E non stiamo parlando nel circo di conferenzieri e delegati che trottano per convegni, dibattiti, summit in giro per il mondo, alimentando gran parte della retorica dell’ecocatastrofismo che fa più presa sul piano culturale che sulle politiche dei governi. No, si tratta di aziende per le quali i cupi scenari di innalzamento degli oceani, siccità, assottigliarsi della calotta artica, ecc. rappresentano delle opportunità di business e profitti. Ne parla McKenzie Funk nel suo libro pubblicato nel 2014  “Windfall: The booming Business of Global Warming”. Un affascinante  reportage nel mondo societario,  finanziario e governativo che sta cominciando a rendersi conto che un certo ammontare di cambiamento climatico è da considerarsi una variabile inevitabile nei decenni a venire, e si attrezza per una sua concreta mitigazione.

Girando il mondo, Funk ha raccolto una serie di esempi tanto sorprendenti quanto verosimili di creazione di valore aggiunto da una situazione svantaggiosa. Per esempio, l’estensione della superficie dei ghiacci che coprono il Polo Nord al minimo storico suggerisce alla Groenlandia la possibilità di avviare delle attività estrattiva. Al tempo stesso, la prospettiva di una nuova ricchezza ottenuta dalla corsa al petrolio e al gas, rinsalda nelle popolazioni locali le spinte secessioniste dalla Danimarca.  Delle risorse minerarie finora inaccessibili diventerebbero nuovi giacimenti redditizi per Shell, Rosneft o Statoil. Funk riporta anche che il colosso siderurgico Alcoa avrebbe dei progetti per un’imponente fonderia da alimentata da fonte idroelettrica sui corsi d’acqua della Groenlandia generosamente alimentati dallo scioglimento dei ghiacci. Anche la pesca ne gioverebbe visto che con l’aumento di alcuni gradi degli oceani, i pesci sono costretti a migrare verso nord. Così come si aprirebbero nuove rotte marittime.

L’innalzamento degli oceani che provocherebbe la scomparsa di tante terre e città costiere, è invece pane quotidiano per gli ingegneri civili olandesi da secoli alle prese con un paese sotto il livello del mare. Mai come ora viene richiesta la tecnologia di paratie, dighe per  proteggersi dagli eventi di alta marea. Società olandesi hanno presentato progetti alla municipalità di New York, hanno lavorato per la città di New Orleans e nella Bay Area di San Francisco. Sono stati chiamati anche in Bangladesh, sebbene a quanto riferisce Funk, lì il progetto non è stato completamente soddisfacente. Altri progettisti olandesi lavorano sul concetto di case galleggianti  e nelle Maldive persino su progetti di città galleggianti.

La crisi idrica è un altro esempio stimolante. IDE, società israeliana specializzata in grandi impianti di desalinizzazione (come Hadera e Ashkelon) ha inviato una squadra di tecnici in Australia e a San Diego California. Così come prende piede un’applicazione rivista del concetto di  desalinizzazione per produrre neve artificiale nelle stazioni sciistiche delle Alpi sempre meno imbiancate. Un business promettente per IDE che Funk definisce “un’azienda con una risposta integrata alle sfide del surriscaldamento globale”.

In Australia, altro continente particolarmente colpito dalla siccità, l’autore ha osservato l’inquietante fenomeno di agricoltori che abbandonano la proprie attività non avendo sufficiente acqua per le proprie colture e vendendo le loro quote idriche ad agricoltori in genere più grandi e finanziariamente più solidi. Sempre per colpa della mancanza di “oro blu” avviene la razzia delle terre coltivabili documentato nel libro di Funk. “Siccome non è né agevole, né conveniente spostare l’acqua da un posto all’altro tanto più se sono distanti, è più facile far viaggiare il cibo coltivato in aree dove c’è terra irrigabile”. Da banche come Goldman Sachs alla Repubblica Cinese si compra suolo in Brasile, Cambogia, Laos, Russia orientale, Ucraina e Africa.

Non sfugge neppure il comparto assicurativo. AIG offre anche delle polizze antiincendio personalizzate per i proprietari di case californiane, in costante allerta a causa di estati sempre più calde e secche. Funk menziona tra gli altri, anche il fondo di Deutsche Bank che investe in filone climate change. Ma è ancora molto prematuro ipotizzare di una reale finanza del global warming. Manca un parametro fondamentale: il climate adaptation index. Ma non ci sarà da aspettare molto.

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8 Marzo 2014

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro