Chiusura Fincantieri, se il magistrato gioca a battaglia navale…

1 Luglio 2015

E’ passata meno di una settimana nei cantieri di Monfalcone tra le celebrazioni di un meritato successo aziendale col varo della più grande nave da crociera finora costruita e la chiusura dell’attività produttiva di Fincantieri. E’ la sconcertante cronistoria sfociata nella convulsa giornata di ieri apertasi con il blitz dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Udine per apporre i sigilli a quattro aree nello stabilimento di Panzano, provincia di Monfalcone, destinate alla cernita e stoccaggio di lavorazione.

“La richiesta di sequestro – si legge in una nota aziendale –  si inserisce nell’ambito di un’indagine avviata nel maggio del 2013, ed era stata già respinta dal GIP presso il Tribunale di Gorizia, nonché da quest’ultimo Tribunale in sede di appello. A seguito dell’accoglimento del successivo ricorso per Cassazione presentato dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia, il Tribunale isontino è stato nuovamente investito della questione e questa volta ha disposto la misura cautelare.
Fincantieri, ferma restando l’intenzione di assumere con urgenza tutte le opportune iniziative in sede giudiziaria al fine di ottenere la revoca di detta misura, che considera particolarmente gravosa anche in ragione dei danni che il permanere degli effetti della stessa potrebbe provocare, è costretta, in ottemperanza al predetto provvedimento del Tribunale, a disporre a far data da oggi la sospensione dell’attività lavorativa di tutto il personale coinvolto nel ciclo produttivo del cantiere di Monfalcone.”

L’accusa è di gestire rifiuti prodotti da terzi ossia i fornitori senza autorizzazione. Non stiamo parlando di rifiuti pericolosi o tossici ma di scarti di lamiera, mezzi tubi, strisce di moquette. L’azienda si difende dichiarando di “essere a tutti gli effetti il produttore del rifiuto, in quanto proprietaria del materiale nel momento in cui lo stesso diviene tale”. Inoltre, il cantiere precisa di seguire “le soluzioni adottate in altri Paesi della Ue con norme che discendono dalle stesse direttive recepite dal legislatore italiano”.

In sostanza, la magistratura interviene con la mano pesante (il provvedimento del sequestro preventivo viene attuato solo in caso di gravi rischi per l’ambiente e  la salute) a fronte di una lettura formalistica della normativa.

Il danni invece accertati a seguito della chiusura dello stabilimento e il fermo delle attività produttive, sono per ora, cinquemila lavoratori da oggi a casa. 1.600 sono dipendenti diretti di Fincantieri e 3.400 sono invece addetti delle ditte esterne. Tre le navi in lavorazione.

Senza entrare nel merito del ruolo dei giudici, né tanto meno obiettando sulla loro autonomia, rimane la perplessità sulla stridente dissonanza tra la visione della realtà che segue il corpo giuridico e quella con la quale deve fare i conti  il tessuto industriale e produttivo. Questa irragionevole incomprensione che non porta benefici a nessuno. E tanto meno alla società civile che dovrebbe essere tutelata proprio dall’azione della magistratura.

Per descrivere il baratro tra questi due mondi, Dario Di Vico, oggi sul Corriere della Sera, parla DI un dialogo tra sordi e auspica un intervento che riavvicini Giustizia e Industria  e costruisca un’ipotesi di lessico comune. Che ciò avvenga. In fretta, prima dello smantellamento totale della competitività del nostro sistema imprenditoriale. Ricordiamo che l’Italia è la terza potenza industriale dell’Europa. O era?

Taggato con: , ,
Un commento su “Chiusura Fincantieri, se il magistrato gioca a battaglia navale…
  1. Pitocco ha detto:

    L’azione della magistratura da chi è stata sollecitata? Questo è il quesito più importante e non il lessico tra imprenditoria e magistratura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

8 Marzo 2014

Chi siamo e cosa vogliamo

Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro