Fine del modello italiano dei giochi?

19 novembre 2014

Il modello italiano dei giochi è destinato a scomparire? È la domanda radicale e definitiva alla quale si è cercato di rispondere nel corso del convegno, organizzato dalla Fondazione Unigioco.

Il percorso di riforma del settore dei giochi, avviato con l’approvazione della legge di Delega Fiscale, ha subito una accelerazione unilaterale nel mese di ottobre. Con l’approvazione del disegno di legge di stabilità, il Governo ha previsto infatti alcune disposizioni che intervengono sugli “apparecchi e i congegni da gioco” (AWP) e “videolottery” (VLT).

Il Governo ha definito da un lato l’aumento del prelievo unico erariale (PREU), e dall’altro una riduzione del pay-out, ossia la quota da destinare alla vincite dei giocatori.

Da un’analisi superficiale, potrebbe sembrare che l’introduzione delle disposizioni sia dovuta alla necessità del Governo di fare cassa. Ma la disposizione servirà allo scopo?

I numeri dicono il contrario. Leggendo la relazione tecnica, annessa al provvedimento, si evince che in realtà la misura “non” comporta alcun aumento di gettito per l’Erario. Riflettendo più a fondo, occorre considerare che la modifica del prelievo richiede adeguamenti tecnologici del software presente negli apparecchi (stimati da Sogei in circa due anni) che rendono impossibile nell’immediato abbassare il payout (le vincite) riconosciuto al giocatore.

Il peso della nuova tassazione graverà, per il prossimo biennio, esclusivamente sui concessionari e sulla filiera commerciale. Per la filiera delle AWP (PREU pari al 17%) il peso del prelievo sarà di circa il 68,65 % sul margine lordo. Per le VLT (PREU pari al 9%) il peso del prelievo sul margine lordo sarà di circa l’82,30%.

L’unico effetto certo della misura è quello di creare un’industria priva di utili, che ovviamente non potrà assicurare alle casse dello Stato nemmeno le attuali entrate.

A questo punto, l’impatto della misura non è più a gettito zero, ma esso avrà addirittura un impatto negativo per le casse dello Stato sia sul breve che sul lungo periodo. La possibile uscita dal mercato degli operatori farebbe aumentare il gioco illecito, senza limitare il fenomeno della ludopatia, con ricadute negative ad esempio sulla spesa sanitaria comportando un ulteriore aggravio per l’Erario; a ciò si devono inoltre aggiungere gli ulteriori danni economici e sociali connessi all’aumento dell’illegalità.

Ma se non per fare cassa dunque, perché tanta fretta di decidere? Si cerca forse di ridurre l’attrattività del gioco per tutelare i cittadini dalla ludopatia?

Dal dibattito è emerso che la tutela dei cittadini non è proprio al primo posto dell’agenda politica. L’accelerazione sarebbe dovuta piuttosto alla necessità di rispondere al conflitto di competenze venutosi a creare tra Stato e enti locali.

I tempi di attuazione della delega fiscale si sono probabilmente scontrati con i tempi della ribellione delle amministrazioni locali che non sono più in grado di far fronte ad una situazione oramai insostenibile. Le discipline limitative introdotte in molte regioni, spesso diverse a seconda del territorio, non sono infatti riuscite a sanare il problema delle patologie connesse al gioco, aggravando talvolta la situazione alimentando il mercato illegale.

Per contenere il fenomeno della ludopatia occorrerebbe infatti trovare una sinergia tra i diversi livelli di governo mantenendo tuttavia in equilibrio il sistema.

L’aumento del PREU non è la strada giusta da percorrere per riformare il settore del gioco, o per lo meno non è il primo punto da cui partire.

Dal convegno è emerso che gli operatori sono pronti ad aprire un dialogo con la politica per aiutarla a formulare soluzioni sostenibili e durature. E la politica?

Qui le slides del convegno.

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro