Il no ai Giochi è abdicare ai doveri di uno Stato

14 Settembre 2016

Il post di Chicco Testa è apparso su l’Unità il 14 settembre 2016

L’idea poi che alle grandi opere pubbliche andrebbero contrapposte tante opere piccole non si capisce perché dovrebbe garantire meno corruzione
Fare o non fare le Olimpiadi in Italia? A suo tempo Monti disse di no. Era un momento particolare con lo spread alle stelle e l’esigenza di contenere la spesa pubblica venne prima di ogni altra considerazione. Oggi molti sostengono la necessità di rilanciare la spesa pubblica per investimenti, anche al fine di incrementare PIL e occupazione.

Non c’è dubbio che impianti sportivi, infrastrutture di trasporto e di ospitalità rappresentino una buona occasione. Si tratta di un investimento straordinario a cui concorrono fondi pubblici e privati. E quando sono progettate bene lasciano in eredità una buona dotazione patrimoniale.

Un po’ come è stato per l’ EXPO. Naturalmente la si può pensare diversamente per vari motivi. Fra questi però non considero l’argomento secondo il quale ogni opera pubblica è da evitare perché inevitabilmente porterebbe con se speculazione, corruzione e persino profitti per chi ci lavora e ci investe.

Questa non è una posizione. Questa è una completa rinuncia, l’abdicazione totale dai doveri di uno Stato moderno. Tanto più sorprendente se proviene da una parte politica, i 5 Stelle, che dovrebbe essere, visto che sono al Governo di Roma, i garanti di trasparenza e onestà.

L’idea poi che alle grandi opere pubbliche andrebbero contrapposte tante opere piccole non si capisce perché dovrebbe garantire meno corruzione. Al contrario le grandi opere permettono protocolli e sistemi di controllo avanzati. Le Olimpiadi del ’60 sancirono la rinascita dell’Italia e hanno lasciato alla Città infrastrutture ancora utili. Quanto Roma abbia poi bisogno oggi di opere pubbliche, materiali ed immateriali, e di finanza straordinaria è sotto gli occhi di tutti. Forse studiarsi il caso dell’Expo e della sferzata di energia che ha prodotto a Milano sarebbe utile. Ah, certo, dimenticavo. Secondo Grillo a l l’ Expo non ci sarebbe andato nessuno.

 

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro