L’economia del Sì

4 ottobre 2016

Post pubblicato inizialmente sul blog “ControVerso” de l’Unità 

Il superamento del vecchio Senato a favore di quello disegnato dalla riforma costituzionale può favorire ingenti risparmi

Si discute di quanti risparmi possa produrre il superamento del vecchio Senato a favore di quello disegnato dalla riforma costituzionale, su cui deciderà il Referendum di dicembre. Qualche decina di milioni o qualche centinaio?

Problema a mio modo di vedere secondario rispetto ai risparmi che possono venire dalle modifiche introdotte al titolo V, quello che regola i rapporti fra Stato e Regioni. Quanto costa il conflitto costante fra queste due istituzioni? Stime difficili, ma alcuni numeri sono impressionanti. Per fare solo un esempio il contenzioso con le Regioni per la realizzazione della linea elettrica fra Calabria e Sicilia ci è costata negli ultimi 5 anni 3 miliardi di euro, prelevati dalle bollette.

Casi di questo genere ciascuno di noi ne può citare diversi. Strade, infrastrutture energetiche, impianti di smaltimento rifiuti, ecc. Poi c’è il contenzioso che ingolfa ormai la Corte Costituzionale, chiamata a sciogliere i conflitti. Con costi e ritardi enormi.

E poi ci sono le duplicazioni come nel caso delle politiche turistiche. Irene Tinagli, parlamentare Pd ed economista, ha messo insieme questi elementi in una pubblicazione a più voci, consultabile su internet sotto il titolo «L’economia del Sì».

Infine c’è una cosa che non si può valutare in termini economici ma che ha un valore enorme. Si chiama fiducia. Soprattutto la fiducia che hanno gli altri verso di noi quando mostriamo di fare sul serio, di saper cambiare e mantenere gli impegni che abbiamo preso.

Un commento su “L’economia del Sì
  1. massimo ricciuti ha detto:

    In gioco c’è molto di più delle cifre che deriverebbero dal superamento del vecchio Senato. Non saranno quei cinquecento milioni che vengono dichiarati dai sostenitori del referendum nè le cifre assai minori come invece sostengono i “controriformisti” a fare la differenza.
    Nello specifico ha perfettamente ragione Chicco Testa quando sottolinea i costi derivanti dal perenne conflitto Stato-Regioni e quanto si risparmierebbe con le modifiche introdotte dal Titolo V.
    Citando un esempio concreto il contenzioso per la realizzazione della linea elettrica fra Calabria e Sicilia è costato agli italiani tre miliardi di euro in cinque anni!
    La questione è invece ben più sostanziosa, come si vede, e riguarda l’atteggiamento di un Paese che decide di scommettere su se stesso abbattendo eterni tabù ideologici.
    Investire sul potenziamento e sulla realizzazione di nuove infrastrutture, ad esempio, avrebbe un impatto fortissimo sulla capacità di rendere possibile una facilizzazione dei trasporti delle merci con grandissimi benefici per l’economia.
    Il vantaggio di un potenziamento della rete infrastrutturale avrebbe inoltre un impatto positivo sugli investimenti stranieri e sugli investimenti in quelle aree del Paese ancora carenti di una rete moderna e efficace di collegamenti. Per non parlare del turismo e di quante iniziative possano venire implementate da un forte investimento in questa direzione. Insomma, il beneficio che il Paese (i cittadini) trarrebbe da un coraggioso cambiamento sarebbe incredibile. Così come una forte dose di fiducia sarebbe un enorme ponte verso il futuro.
    Un cambiamento possibile e concreto, realizzabile e sicuro, avrebbe un impatto straordinario sulla qualità della vita degli italiani, sul funzionamento del “sistema-Paese”, e sulla effettiva e definitiva possibilità di rendere l’Italia un Paese finalmente al passo con i tempi e in grado di vincere le sfide della contemporaneità.

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8 marzo 2014

Chi siamo e cosa vogliamo

Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro