Ogm, quel pasticciaccio europeo

23 Aprile 2015

La Commissione Europea ha presentato una riforma del processo autorizzativo per l’importazione di Ogm per tamponare un pasticcio che si era creato nei mesi precedenti. Secondo la legge, sono commercializzabili in Europa gli alimenti e mangimi Ogm che ricevono un’autorizzazioni concessa a livello comunitario basata su parere scientifico dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare). Tuttavia, dopo una decisa battaglia del fronte anti-ogm, l’Europarlamento ha capitolato concedendo agli Stati membri la facoltà di vietare l’utilizzo sul proprio territorio di una determinata varietà geneticamente modificata (ancorché essa abbia ricevuto il via libera) motivando il divieto con “ragioni legittime” purché non attinenti alla sicurezza o ai rischi per la salute, già valutate dall’Autorità. Per rimediare allo squilibrio di una situazione in cui in un paese può essere vietato coltivare Ogm ma ne sarebbe consentita l’importazione, Bruxelles è corsa ai ripari, con una normativa “à la carte” anche per l’import. Ogni paese è libero di limitare le importazioni di varietà transgeniche anche quando sono state approvate a livello comunitario.

Siamo al limite del rompicapo normativo. Non solo con questa scelta, l’Unione europea disegna un quadro giuridico in deroga alle norme sul mercato unico e sulla libera circolazione delle merci  ma questo stallo che rimanda a ogni singolo stato la decisione crea un limbo d’incertezza che blocca ogni processo decisionale. Infatti, a Bruxelles sono rimaste in sospeso ben 19 domande per varietà Ogm, già etichettate come sicure dall’EFSA ( in totale sono 58 le varietà biotech approvate dalla Ue ma solo una quella effettivamente coltivata in Europa).

Se l’escamotage della “rinazionalizzazione” delle autorizzazioni alla coltivazione di varietà transgeniche a livello nazionale di Stato è stata una “furbata” per accontentare  le diverse sensibilità europee sugli Ogm, quella sull’import rappresenta un macigno per l’industria dei mangimi e per l’approvvigionamento dell’intera filiera dell’agro-alimentare incui l’Italia è particolarmente deficitaria. Il Bel Paese dipende per il 90% da varietà di soia Ogm e ne importa oltre 3,3 milioni di tonnellate (su un totale di 34 Milioni che entra nell’Ue). Come ha ben stigmatizzato Davide Bressanini  “sono circa 55kg di soia Ogm per ogni italiano, deputati e ministri compresi” che finiscono sulla nostra tavola sotto forma di prosciutti, formaggi, pesci, uova… anche in quei fiori all’occhiello delle eccellenze italiane etichettate Dop, Igp, Stg eccetera.

La decisione di Bruxelles finisce per scontentare tutti. Chi paventa dei contraccolpi sui negoziati commerciali USA-Ue. Chi, come gli ambientalisti anti-Ogm, ritiene che la norma non protegga a sufficienza gli stati Ogm-Free.

 

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro