Perché “Km 0” è bene per i cibi e non per i rifiuti?

22 Ottobre 2014

L’inceneritore di Acerra, uno dei migliori d’Europa secondo i dati tecnici, ambientali ed economici ormai consolidati da anni di funzionamento. Emette quantità di diossina migliaia di volte inferiori in un anno a quelle emesse a Napoli dai fuochi di Capodanno di una sola notte. Eppure è stato al centro di battaglie epocali, oggetto di una ottusa e strabica opposizione, che lo aveva scelto come simbolo. Di che cosa? Dello stato ancora disastroso in cui versa il sistema di smaltimento dei rifiuti in Campania? Se Acerra ha consentito di fronteggiare l’emergenza e la raccolta differenziata, di diminuire la quantità di rifiuti da smaltire, è bene non dimenticare le migliaia di ecoballe che attendono una destinazione da un tempo ormai troppo lungo e la quantità di rifiuti che la Campania smaltisce solo con l’ aiuto di impianti situati addirittura fuori dall’Italia.

L’ennesimo incendio scoppiato dentro Napoli in una delle tante discariche abusive e le sicure emissioni inquinanti rilasciate, altro che Acerra, sono solo la conferma dello strabismo campano. Si contestano i moderni impianti, dotati di tecnologie comprovate e si permettono accumuli di veleni che non riguardano solo la terra dei fuochi, ma molte parti soprattutto della città e della Provincia di Napoli.

Le quali hanno bisogno di tecnologie, come avviene in tutta Europa, anche laddove la quantità di rifiuti riciclati è ben superiore a quella napoletana. Raccogliere i rifiuti in modo differenziato è solo il primo passo. Poi ci vogliono gli impianti che li trattano. Tutta la frazione umida per esempio ha bisogno di impianti di compostaggio, che non ci sono. E una parte del resto raccolto separatamente non può essere riciclato e ha bisogno di inceneritori e discariche. Zero rifiuti è un bell’obbiettivo purché non diventi un’ideologia, in nome della quale ci si oppone sempre e comunque a tutto ciò che nel resto d’ Europa, in particolare al Nord, è normalità. Soprattutto mi piacerebbe misurare l’impatto ambientale di rifiuti che viaggiano per migliaia di chilometri prima di trovare un luogo di smaltimento.

Napoli paga anni di demagogia, di movimenti con la testa girata all’indietro e di politici, con qualche eccezione, che anziché spiegare la verità e farsi carico del dovere che si ha nei confronti delle comunità che si amministrano hanno preferito unirsi al coro e predicare favole.

Qualsiasi ritardo ulteriore nel realizzare i progetti che giacciono nei cassetti della Regione sarà solo un’ulteriore tolleranza nei confronti dell’illegalità. E ci fa correre il rischio, ormai attuale, di sanzioni pesanti da parte dell’ Unione Europea. Che di pazienza ne ha già mostrata molta.

Non servono miracoli. Basterebbe diligentemente copiare quel che avviene nelle migliori capitali europee. Senza presunzione e con la necessaria umiltà.

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8 Marzo 2014

Chi siamo e cosa vogliamo

Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro