Referendum: votate e poi firmate contro il progetto di parco eolico

30 Marzo 2016

Tra Mar Adriatico, Golfo di Taranto, Canale di Sicilia, il referendum del 17 aprile riguarda 44 concessioni per la produzione di gas naturale e 5 per il petrolio. Le strutture entro le 12 miglia interessate sono 92 piattaforme e 2 stazioni di stoccaggio offshore che distano per la maggioranza a una distanza di 11 km dalle coste. Queste 49 concessioni hanno contribuito al 2,3% dei consumi nazionali di idrocarburi. Valori non rilevanti, tuttavia, questa produzione autoctona di idrocarburi permette di evitare il transito nei nostri mari di diverse decine di petroliere. Senza dimenticare il risparmio sulla bolletta delle importazioni energetiche, e la conseguente dipendenza dall’estero.

Se al referendum dovesse vincere il SI, oltre al danno delle riserve non sfruttate, gli idrocarburi che verrebbero a mancare, in tempi brevi, ammonterebbero a 2,5 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) all’anno. Potremmo sostituire questa energia persa con il vento e il sole? Potremmo.

Secondo le ultime stime del GSE nel 2015, vento e sole hanno contribuito a soddisfare i consumi finali lordi di energia, cioè non solo i consumi di energia elettrica ma anche quelli legati al trasporto, al riscaldamento e raffreddamento per circa 3,46 Mtep.

Secondo un calcolo ipotetico e largamente sottostimato (perché vento e sole producono praticamente solo energia elettrica a parte un’inezia di energia primaria col solare termico) per bilanciare questa mancata produzione di Oil&Gas, sarebbe necessario installare circa 5.000 pale eoliche da 1,5MW. In Italia oggi svettano 6.300 pale eoliche. A breve bisognerebbe raddoppiare il loro numero. In termini di energia solare occorrerebbe ricoprire di pannelli una porzione del territorio italiano pari a 100 km quadrati ovvero 10 mila ettari. Suppergiù la superficie della città di Firenze o Bari. L’impatto sul paesaggio non sarebbe meno traumatico.

Ciononostante dovremmo continuare ad importare gli idrocarburi persi, perché’ avremmo ancora bisogno di combustibili per far viaggiare gli aerei, i TIR, i SUV, i traghetti, le autovetture che continuano ad essere alimentati con benzina e gasolio. (Così pure i gommoni di Greenpeace che trascinano striscioni No-Triv)

Morale: fintanto che non si spinge sull’elettrificazione attraverso l’aumento dell’uso dell’elettricità nella nostra vita quotidiana (auto elettriche, pompe di calore, smart grid) in combinazione con risparmio energetico e decarbonizzazione della generazione elettrica, sarà duro immaginare di sostituire i combustibili fossili con energia green.

Non sarà certamente questo quesito referendario ad accelerare la transizione ma piuttosto visto gli esiti sul territorio nonché la generalizzata vena Nimby degli italiani che non risparmia di certo gli stessi attivisti del fronte del SI, suggeriamo, provocatoriamente, di installare davanti ai seggi elettorali dei banchetti per la raccolta di firme per bloccare preventivamente ogni eventuale futuro progetto di parchi eolici o campi solari in zona.  E’ singolare come per l’energia il mantra del km zero non eserciti lo stesso fascino che sul formaggio.

Taggato con: , , , , ,
2 commenti su “Referendum: votate e poi firmate contro il progetto di parco eolico
  1. Enzo Boschi ha detto:

    Se vince il Sì passeranno circa sei anni prima che si verifichino le situazioni disastrose paventate. In sei anni potremmo organizzarci per risparmiare più di quanto forniscano le piattaforme in Adriatico! Peraltro è un impegno solenne che abbiamo preso pochi mesi fa al Cop21…. Solo chiacchiere! Addirittura il Ministro dell’Ambiente…

    • amministratore ha detto:

      Wishful thinking.
      Siamo così pronti a risparmiare e fare a meno degli idrocarburi che tra il 2014 e 2015 i consumi di gas UE sono aumentati per la prima volta da 4 anni e proprio in Italia si è registrata la crescita maggiore con +5,5 mld mc. I dati 2015 di Eurogas.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

8 Marzo 2014

Chi siamo e cosa vogliamo

Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro