Spenta, la centrale elettrica di Vado Ligure inquina ancora!?

24 Ottobre 2014

Lunedì prossimo giungerà sul tavolo del MISE la vicenda Tirreno Power , la centrale elettrica a carbone a Vado Ligure (Savona). La centrale, sotto sequestro giudiziario nell’ambito di un’indagine per reato di disastro ambientale, è inattiva dallo scorso marzo. Ma che rischia di non riaccendersi mai più se, come avverte l’azienda, non verranno riviste le prescrizioni del parere istruttorio conclusivo della commissione per il rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale Aia in fase di rinnovo anticipato indispensabile per il riavvio dell’impianto.

C’è da sottolineare che nel frattempo, in questi 6 mesi di inattività, i valori delle emissioni non sono variate in misura significativa, anzi. Non solo non sono diminuite ma secondo quanto riportato sulla stampa sarebbero persino aumentate. Il perché è facilmente intuibile. E’ arrivata l’estate con il suo picco di turisti e relativo l’aumento stagionale nell’area della popolazione, delle imbarcazioni, delle attività collegate. Ma questo viene grandiosamente ignorato . Si chiede invece che l’impatto ambientale della centrale sia in linea con le Migliori Tecnologie Disponibili. Insomma si chiede all’azienda di spingersi oltre, di abbassare le emissioni fino a limiti ben inferiori alle soglie di legge fissate dalla legislazione ambientale italiana e regolarmente rispettate dalla centrale. (Vien da chiedersi allora che ci stanno a fare?)

L’ottemperanza a questi vincoli è resa ancora più sfidante dalle condizioni imposte. Una per tutte. Per esempio, nel caso del rilascio dell’Aia, Tirreno Power avrà 3 mesi di tempo per presentare un progetto di fattibilità mirato all’adeguamento dell’impianto alle MTD previste, ma i Valori Limite di Emissione (VLE) indicati nel parere entreranno in vigore contestualmente con l’Aia (in discussione il prossimo 22 novembre). Un po’ come chiedere di partecipare a una corsa ad ostacoli ma bendati e con una gamba legata.

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro