Vado Ligure: giustizia, circo mediatico e deriva anti industriale

30 Luglio 2015

Andrea Mangoni, un manager italiano molto stimato oggi al lavoro in Fincantieri, ha scritto una lettera aperta a Corriere, Repubblica e Messaggero. Lettera che ha pubblicato Il Foglio  di martedì e che sta facendo molto, molto rumore. Mangoni non le  manda a dire e si rivolge direttamente ai giornalisti che hanno firmato i pezzi che lo tirano in ballo. Piccolo antefatto. Mangoni è indagato, nella sua qualità di membro del CdA di Tirreno Power, per un presunto inquinamento prodotto dalla centrale di Vado Ligure. Tornerò su questo più avanti. Ma le intercettazioni pubblicate dai 3 giornali ( e da Il Fatto) non riguardano questa storia. Piuttosto, pubblicate a spizzichi e bocconi, farebbero addirittura sospettare che Mangoni ed altri manager, avrebbero fatto confluire fondi di Tirreno Power su una loro privata società. Accusa, per chiunque conosce Mangoni e la storia in questione, priva di ogni fondamento e verosimiglianza. Sarebbe bastato nel caso in questione pubblicare non un mozzicone di una frase incompleta, ma l’ intera conversazione per rendersene  conto. Cosa che non e’ stata fatta e che fa dubitare persino che i giornalisti non abbiano letto l’intera intercettazione, ma solo carte passata ad arte. Da chi? Le risposte possibili sono solo due. O da chi ha fatto le intercettazioni, il NOE, vale a dire il nucleo di polizia in forza al Ministero dell’Ambiente, cosa che mi sentirei di escludere, o dalla Procura di Savona, con un sapiente lavoro di copia e incolla. A quale scopo? Le indagini come ho detto riguardano il possibile inquinamento prodotto dalla centrale di Vado Ligure. Ma di questo ormai non si discute più. Decine di pezzi di intercettazioni, tagliate allo scopo e pubblicate da vari giornali, senza alcun controllo né verifica sul campo, hanno creato un polverone , dentro il quale tutto è possibile. Salvo la valutazione dei fatti. I quali ci dicono che alcuni periti , scelti dalla Procura, hanno prodotto un rapporto secondo il quale le emissioni di Vado Ligure avrebbero causato  un certo numero di morti e di ricoveri ospedalieri. E’ interessante sottolineare che la stessa Procura riconosce che la centrale avrebbe sempre rispettato i limiti di emissione, ma  non avrebbe adottato le migliori tecnologie disponibili. Che la stessa Procura riconosce non essere obbligatorie per legge! Inoltre numerosi altri organismi, l’Agenzia Regionale per l’Ambiente, l’Istituto Superiore della Sanità, e l’ Istituto per la ricerca sul cancro hanno prodotto documenti che contrastano nel merito e nel metodo le conclusioni dei periti della Procura, su cui è stato imbastito un’ indagine con più di 80 indagati (!). Inoltre la chiusura della centrale, ordinata dalla Procura, non ha prodotto alcun miglioramento ambientale. Anzi, alla partenza della stagione turistica, le centraline hanno registrato un aumento (!) dei livelli di inquinamento dell’aria, dovuto evidentemente all’ aumento del traffico e delle attività  portuali. La stessa ARPAL certifica che i due porti di Vado e Savona hanno una quantità’ di emissioni superiori a tutte le attività  industriali dell’area in questione. Di questo, mi auguro, si parlerà  quando il processo sarà celebrato. E bisogna anche decidere, una volta per tutte, se i centri di controllo pubblici, dotati di uomini e strumenti adeguati, debbano essere ritenuti credibili o se invece debba prevalere il parere di periti scelti dalla Procura , sulla base di curricula utili alla tesi accusatoria.  Intanto la centrale e chiusa, centinaia di lavoratori rischiano il posto e la macchina del fango funziona a tutto spiano, infangando la reputazione di persone, come Mangoni, responsabili di avere fatto parte del CdA di Tirreno Power per poco più di un anno.

E’ questa una storia esemplare di presunti reati ambientali, ma soprattutto dell’uso distorto che viene fatto delle intercettazioni. Quando si pubblicano stralci di decine di ore di intercettazioni in cui privati cittadini parlano di tutto è sempre facile ritagliare affermazioni che, fuori da ogni contesto, suscitano sospetti e illazioni. Con buona pace del merito dei reati contestati. Senza parlare di coloro, a cui nessuno contesta alcun reato , ma che vengono comunque tirati in ballo con foga voyeuristica , tipica di riviste di gossip e non di presunti autorevoli quotidiani nazionali.  Ho letto in questi giorni pareri di eminenti giuristi che arrivano a sostenere che quando le intercettazioni rivelino fatti che nulla hanno a che vedere con i reati per cui si indaga, ma abbiano un interesse  pubblico,  sia giusto pubblicarle. E che le conversazioni fra privati su fatti privati possano essere utilizzate, sempre e non solo nei casi autorizzati dall’Autorità giudiziaria, a fini giornalistici. Spero di avere capito male. Altrimenti dovrei ritenere che i metodi in auge nella DDR , prima della caduta del Muro, siano stati importati  in Italia.

Devo infine per correttezza, ricordare che da alcuni mesi sono stato nominato Presidente di Sorgenia. I fatti in questione riguardano il passato e non il sottoscritto, ma avrei scritto questo articolo in ogni caso.

Articolo pubblicato giovedì 30 luglio su L”Unità

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2 commenti su “Vado Ligure: giustizia, circo mediatico e deriva anti industriale
  1. Maria Elisabetta De Gaudentis ha detto:

    Hai detto cose ponderate di chi si è informato, ma l’informazione per tutti i comuni mortali è quella che tu denunci. Quando speriamo il processo avrà chiarito sarà troppo tardi. con stima, continua a controinformarci.

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro