Volete salvare il pianeta? Prima cancellate la povertà. Parola degli ambientalisti Ecomodernisti

2 Gennaio 2016

La povertà è incompatibile con la conservazione della natura. Uno sviluppo sostenibile è tale solo se si smette di “proteggere” la condizione di indigenza di quei  4-5 miliardi di poveri, continuando a escluderli dalle moderne  tecnologie che permettono di produrre di più consumando di meno. Come la legna usata per scaldarsi o cucinare; o il suolo sfruttato male nell’agricoltura di sussistenza. Ora però,  il disaccoppiamento tra il benessere della specie umana e la sua dipendenza verso la natura sembra concepibile. Come? Con l’intensificazione delle attività produttive grazie a tecnologie moderne impiegate in tanti settori: dall’energia agli alloggi.

E’ la visione di una ventina di personalità statunitensi che, autodefinendosi Ecomodernisti, hanno sottoscritto un manifesto. Linus Blomqvist, Ted Nordhaus e Micheal Shellenberger tra gli altri, si propongono di ricentrare il tema dell’ecologia, ostaggio spesso dell’emotività e dogmatismi, verso una maggiore razionalità scientifica ma anche una maggiore fiducia. Dati come la flessione dei tassi di crescita demografica o il dimezzamento della superficie di terra per sfamare un individuo sono lì a dimostrare come, presumibilmente, nei prossimi decenni l’impatto dell’uomo sulla biosfera raggiungerà il suo picco, e prima della fine del secolo crescerà in misura meno che proporzionale. L’equazione è lampante: natura non utilizzata corrisponde a natura preservata. Con correlazioni sorprendenti. Un caso fra tanti: nella Repubblica del Congo, la modernizzazione delle pratiche agricole ha salvato i 900 gorilla del parco nazionale di Virunga impedendone la sua trasformazione in campi da coltivare.

Il Manifesto degli EcoModernisti è stato pubblicato dall’Unità in versione abbreviata e può essere letto nella sua interezza qui.

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8 Marzo 2014

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Sviluppo economico e sociale imbavagliato. Veti incrociati e decisioni amministrative nel limbo. Politicizzazione del fenomeno Nimby. Degenerazione della fisiologica contestazione. Per reagire a questo stato di cose,  con un gruppo di volenterosi abbiamo dato vita ad un movimento culturale, mettendo al centro